Revolver è forse il romanzo più intimo e insieme più crudele di Isabella Santacroce. È un libro che gira attorno al cuore come l’arma del titolo: un oggetto che può ferire, proteggere, o semplicemente restare lì, carico di una tensione che non si scioglie mai. Santacroce non racconta una storia “d’amore”, ma una storia dell’amore, e soprattutto del suo fallimento, della sua violenza, della sua inevitabile potenza distruttiva ❤💔
Qui l’autrice abbandona le derive psichedeliche, le notti fluo, le fughe adolescenziali dei primi romanzi, e si immerge in una dimensione più adulta, più nuda. Revolver non ha la furia giovanile di Fluo né l’autodistruzione visionaria di Destroy; ha invece una lentezza sofferta, una lucidità dolorosa, come se la voce narrante avesse deciso di guardarsi dentro senza più protezioni, senza lo schermo della musica, della droga o del caos urbano. Il dolore è esposto, messo in pagina con un candore quasi osceno. La scrittura è quella tipica di Santacroce, ma qui più scolpita, più precisa. Le frasi sono affilate e perfette, come se fossero state cesellate una per una, e proprio per questo riescono a ferire con delicatezza. L’autrice racconta un legame che sembra assoluto, devoto, ma che porta con sé una dipendenza devastante, una forma d’amore che non consola, ma consuma. Non c’è sentimentalismo, né romanticismo: c’è un realismo emotivo feroce, e allo stesso tempo una malinconia che vibra sotto ogni parola ❤💔
Il rapporto al centro del romanzo è pieno di mancanze: parole non dette, abbandoni, ritorni, attese infinite. È un amore che non salva, ma che tiene in vita, ed è proprio questa ambivalenza che lo rende così umano. In Revolver l’amore non è destino né favola: è una ferita che continua a riaprirsi perché il ricordo è più forte della razionalità , perché l’altro diventa una parte di sé che non si riesce più a espellere.
"Ho la violenza di chi sa pensarsi. Perché questa vita è un revolver che ti devasta la faccia. Perché non è giusto. Perché non riesco ad odiare. Odiarmi. Odiare chi mi ha fatto del male. E poi è cosi' complicato capire. Capirsi. La confusione. I suoi limiti. Le rimozioni. Le esaltazioni. Il confondere. L'illudersi. Perdersi. Arrendersi. Reagire. Esserci. Comprendere. Analizzare. Vivere veramente. Illuminami. Illustrami le delizie dell'esistenza. Le gioie multiple. Le sorprese piacevoli. I trucchi. Gli stratagemmi. La bellezza di questo passaggio. Le sue stagioni. Addentrarsi in età sconosciute. Accettarsi. Comprendersi. Raccogliere i frutti. Sedere su una panchina. Aspettare la morte. Innamorarsi e poi smettere. Guardarsi allo specchio. Lentamente non riconoscersi. Ingravidarsi di lacrime. Mettere al mondo l'inverosimile. Seguirlo crescere. Raggiungere tappe. Sconvolgersi. Abbandonare l'infanzia. Viverla senza mai averla. Conoscere i mostri della realtà che ti schiaccia. Metterli in fila. Sconfiggerli. Essere paziente. Lucido. Evitare ogni panico. Avere coraggio. Essere forti. Trasformare l'amore in affetto. Rimanere insieme tutta una vita e poi perdersi. Fare l'amore una volta e poi cento. Il corpo lo stesso. Lo stesso che cambia terrorizzandoti. Rimanere identici dentro. Fuori piano piano incredibili. Incredibilmente corrosi. Segnati. Sconfitti. Impotenti. Con le stampelle. Nascere e iniziare a incidersi. Come se non bastasse c'è dell'altro. L'altro che non sei tu. Tutto l'attorno. Il contesto. Il posto in cui ti hanno messo. Famiglia. Cuore. Corpo. Nome. Astri. Incontri. Cervello. Anima. Culo. Anno. Città . Parenti. Sorte. Forse sono catastrofica ma non era il mio intento. L'ho sempre detto. Non voglio capire. Cadere. Nel buio. Ci sono dentro..."
Santacroce dimostra qui una maturità narrativa diversa: se nei romanzi precedenti dominava l’urgenza generazionale, in Revolver domina la consapevolezza. È un testo più silenzioso, più raccolto, più vicino alla confessione che al racconto. Il mondo esterno quasi scompare; ciò che rimane è il territorio fragile dell’interiorità . Il risultato è un romanzo di pura emozione, che non seduce con la trama ma con la verità , una verità scomoda, che parla di dipendenza affettiva, di ossessione, di ciò che resta quando l’amore si trasforma in mancanza ❤💔
Revolver non è un libro che esplode: è un libro che perfora lentamente. Arriva al lettore come un colpo che non fa rumore, ma lascia un foro profondo. È la prova che Santacroce, pur rimanendo fedele al suo linguaggio visionario e poetico, sa muoversi anche nella zona del “sentire puro”, quella che non ha bisogno di eccessi per essere devastante ❤💔
Buona lettura ❤💔

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