Buongiorno lettori ❤💔❤
Oggi parliamo del primo libro che ho letto di Isabella, il mio primo approccio senza conoscere l'immensità della sua scrittura. V.M.18, pubblicato nel 2007, è uno dei romanzi più controversi e radicali di Isabella Santacroce, autrice che ha sempre spinto la narrativa italiana verso territori estremi e profondamente emotivi. Con questo libro la scrittrice porta all’estremo la sua poetica del corpo e del dolore, costruendo una storia in cui sesso, ossessione, fragilità identitaria e alienazione si mescolano in un linguaggio visionario e violento ❤💔❤
La protagonista, Desdemona, che vive in una dimensione in cui corpo e dolore coincidono. Il romanzo ruota attorno al suo rapporto con la fisicità , con il desiderio come forma di dominio e autodistruzione, con un mondo che appare vuoto, artificiale, quasi chirurgico. V.M. 18 si svolge in un collegio femminile apparentemente rigido e rispettabile, un luogo costruito per custodire ordine e purezza. È qui che arriva Desdemona, quattordicenne dai modi impeccabili e dall’aspetto angelico, proveniente da una famiglia ricca e perbene. Ma la sua innocenza è solo una maschera: dentro di lei fermenta un desiderio di dominio, di trasgressione, di potere assoluto. Nel collegio, Desdemona incontra Cassandra e Animone, due ragazze della sua età che, dietro la facciata educata, nascondono già esperienze proibite e un’attrazione per tutto ciò che la moralità condanna. Le loro confidenze spalancano in Desdemona una porta già destinata a socchiudersi: la porta del Male, inteso non come colpa, ma come bellezza, libertà , forza creatrice. Sedotta da questa visione, Desdemona le elegge a sue discepole e dà vita al sodalizio delle Spietate Ninfette, un piccolo ordine segreto devoto alla trasgressione e al rovesciamento di ogni regola.
"Esistono attimi dalla sconcertante altezza, che nel terreno scendendo si conficcano sono bastoni affilati trattenuti dal pugno di chi li sta vivendo, e tormentandolo, diabolicamente lo sostengono.
Sentivo i secondi dilatarsi formando minuti insuperabili, e la mente li percorreva affaticandosi, senza mai scorger la vetta.
Divenivano montagne aspre e dalle rocce a spigolo, dove i miei piedi si ferivano nella pianta sanguinando: mi vedevo sola in mezzo a quella vastità in salita, col viso sferzato da violenti venti, e spinta dalla brama d'arrivare in cima per scorgerne la fine, m'arrampicavo come un ragno sulla ragnatela"
Da quel momento, le tre ragazze trasformano il collegio in un teatro di crudeltà . Dietro le mura dove si predica virtù e disciplina, loro agiscono con violenza, seduzione, inganno. Inventano sostanze dagli effetti devastanti, progettano riti perversi, manipolano insegnanti, allieve, custodi, e piegano tutti alla loro volontà con una freddezza quasi artistica. Nulla, per loro, ha valore se non il superamento dei limiti. E mentre il mondo degli adulti si rivela ipocrita e fragile, loro, giovani, feroci e prive di rimorsi, si sentono elevate a creature superiori, ammesse al culto di un’estetica estrema del Male.
Non c’è moralismo, e nemmeno redenzione: la Santacroce sceglie di mostrare il lato più crudo e convulso della contemporaneità , quello fatto di ipersessualizzazione, alienazione, ricerca frenetica di sensazioni estreme per colmare un vuoto emotivo che sembra incolmabile. Il tratto distintivo è, come sempre, la lingua. Qui la scrittura è ancora più radicale del solito: un flusso incandescente, barocco, corporeo, pieno di immagini violente e poeticissime. La Santacroce non “racconta” la disperazione: la fa vivere sulla pagina. Per alcuni è una prova di stile potentissima; per altri, un eccesso che soffoca la storia. Ma senz’altro è una scrittura unica nel panorama italiano ❤💔❤

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