Oggi parliamo de La divina, che per me uno dei romanzi più intensi di Isabella Santacroce, un testo che mette al centro l’ossessione per l’amore, il corpo e l’identità femminile, spingendo il lettore dentro una dimensione emotiva estrema. Pubblicato nel 2001, il libro racconta una storia d’amore assoluta, totalizzante, che non conosce misura né salvezza, ma solo eccesso e dolore ❤❤
“Mi sentivo alla fine di tutto. E adesso mi chiamano la Divina”
La protagonista è una donna che vive l’amore come una forma di devozione totale, quasi religiosa. Il sentimento amoroso non è mai sereno o equilibrato: diventa dipendenza, annullamento di sé, bisogno disperato dell’altro. Il titolo stesso, La divina, richiama un’idealizzazione estrema, che però si scontra continuamente con la realtà del corpo, della gelosia, della paura dell’abbandono. L’amore, invece di elevare, consuma. Lo stile di Santacroce è il vero cuore del romanzo. La scrittura è lirica, sensuale, spesso violenta, costruita su frasi brevi, ripetizioni ossessive e immagini forti. Non c’è una trama tradizionale che procede in modo lineare: il romanzo è piuttosto un flusso emotivo, una lunga confessione interiore che segue i pensieri, le ossessioni e le ferite della protagonista. Il linguaggio diventa corpo esso stesso, carne, desiderio, sofferenza ❤❤

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