Buongiorno lettori ❤💔
continuiamo il nostro viaggio all'interno dei libri di Isabella e parliamo ancora di vecchie pubblicazioni con Fluo.
Fluo è il romanzo che ha introdotto Isabella Santacroce nel panorama letterario italiano, e già dalle prime pagine si capisce perché abbia fatto così parlare di sé. È un libro che non racconta semplicemente dei giovani: li lascia esplodere sulla pagina. La Riccione che Santacroce descrive non è quella patinata delle cartoline estive, ma un luogo febbrile, notturno, fluo appunto, un paesaggio emotivo dove luci, musica e desideri si mescolano a un senso profondo di fragilità. I protagonisti non hanno le psicologie tradizionali del romanzo realistico: sono anime in corsa, ragazzi che vivono come se ogni notte fosse l’ultima. Si muovono tra discoteche, strade illuminate al neon, corpi che si sfiorano e relazioni che bruciano in fretta. C’è una vitalità feroce in tutto questo, ma anche un’inquietudine sottile, come se sotto quella superficie scintillante ci fosse un dolore antico, un bisogno disperato di essere visti, toccati, amati ❤💔
Fluo e Destroy sembrano due libri lontanissimi, quasi scritti da due autrici diverse, e invece sono le due facce della stessa creatura. In Fluo c’è un’energia febbrile, adolescenziale, che corre veloce senza guardarsi indietro; in Destroy quella stessa energia si spezza, si fa più cupa, più adulta, più dolorosa. Il passaggio da un romanzo all’altro è come passare da un neon acceso a una stanza piena di fumo: la luce resta, ma è distorta.
"Ieri pensavo solo a correre, stanotte voglio non muovermi e guardare la luna color luce che arriva su questa riviera giovane mangiando un altro giorno mentre io quaggiù posso solo guardare e sperare che qualcosa sia successo e che qualcosa succederà prima che anche l'ultimo giorno che mi resta entri per sempre nella sua pancia.
Voglio che il mio cuore batta sempre e voglio la vita addosso, il cielo sopra, la sabbia sotto e l'amore sempre tra le mani come un gelato al limone mangiato in riva al mare in un pomeriggio di maggio quando il più bello sta per cominciare e continuare come prima, così veloce e così immortale."La scrittura di Santacroce è già qui riconoscibilissima: affilata, ipnotica, impulsiva. È una prosa che sembra respirare a scatti, che procede per immagini acide e sensazioni pure, senza preoccuparsi di compiacere il lettore. È un linguaggio giovane, non nel senso anagrafico, ma per la sua energia primitiva, per la sua voglia di spaccare la pagina e dire ciò che di solito non si dice. Fluo è un romanzo che non osserva i giovani dall’esterno: parla come loro, vibra con loro, sbanda con loro. Chi si aspetta una trama lineare rimarrà spiazzato. Fluo è più una collezione di momenti, di notte, di corse in motorino, di amori violenti e tenerissimi, di solitudini gridate e poi soffocate nella musica. La vera storia è la ricerca di un’identità, di un posto nel mondo: un viaggio che, raccontato da Santacroce, non ha niente di morale o pedagogico, ma tutto di viscerale ❤💔

È anche un libro generazionale, benché non si limiti a fotografare gli anni ’90. C’è qualcosa di universale in questa giovinezza che brucia troppo, che vuole tutto e non sa nulla di sé. Qualcosa che ritorna in ogni epoca: il desiderio di vivere forte per non sentire il vuoto, di amare troppo per non sentirsi soli, di consumare la notte per non affrontare il giorno ❤💔
Fluo può dividere: il suo stile estremo può affascinare o irritare, e la sua intensità continua può risultare travolgente. Ma è impossibile negare la sua forza. È un romanzo che lascia un segno, non per la storia che racconta, ma per l’energia con cui lo fa. È come una luce al neon accesa troppo a lungo: ti stanca gli occhi, ma ti rimane addosso.
Buona lettura ❤💔