martedì 16 dicembre 2025

Recensione: "Dark Demonia"- Isabella Santacroce

Buongiorno lettori ❤

finiamo il nostro viaggio con Dark Demonia: un libretto illustrato di appena sessantotto pagine, uscito nel maggio del 2005 per la collana Strade blu di Mondadori. Le belle illustrazioni intercalate al testo sono di Talexi.

Dark Demonia è il canto di un angelo condannato all'inferno, è un canto gridato nel buio da chi viene considerato un diverso, abbandonato, sottratto alla vista, lasciato solo nel mondo dei mostri. Dark Demonia è disperata richiesta d'amore nell'odio feroce in cui vite prigioniere dei pregiudizi sono costrette, è voce dell'oscurità in cui vivono i rinnegati dell'esistenza. La narrazione non segue una struttura tradizionale: non c’è una trama lineare né un’evoluzione rassicurante degli eventi. Dark Demonia è piuttosto un flusso di pensieri, immagini e sensazioni, spesso crude e provocatorie, che mettono in scena una soggettività lacerata. La protagonista sembra muoversi in un mondo privo di punti di riferimento morali, dove il confine tra vittima e carnefice, desiderio e autodistruzione, è continuamente messo in discussione 



Un altro elemento visivo forte è il contrasto tra
innocenza e perversione: immagini che evocano purezza vengono subito contaminate da gesti brutali o pensieri ossessivi. Questo crea un effetto disturbante e mette in crisi ogni visione romantica dell’amore e della sessualità. L’eros, nelle immagini del romanzo, è sempre legato alla violenza e alla perdita di sé. L’oscurità domina anche lo spazio narrativo: gli ambienti appaiono chiusi, claustrofobici, privi di luce, come se riflettessero lo stato mentale della protagonista. Le immagini non servono a costruire un’ambientazione realistica, ma a rendere visibile un inferno interiore, fatto di rabbia, dolore e desiderio incontrollabile ❤ 
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Le immagini di Dark Demonia sono estreme e simboliche: non cercano bellezza, ma verità emotiva. Sono immagini che feriscono, disturbano e costringono il lettore a confrontarsi con il lato più oscuro dell’identità e del corpo, rendendo il romanzo un’esperienza visiva e sensoriale prima ancora che narrativa.

Buona visione ❤

Recensione: "Magnificat amour"- Isabella Santacroce

Buongiorno lettori ❤

siamo alla fine di questo bellissimo viaggio nel mondo di Isabella, qui vi porto la recensione del suo ultimo libro, uscito nel 2024 ❤

 Magnificat amour è forse uno dei romanzi più lirici di Isabella Santacroce, un testo che porta all’estremo la sua riflessione sull’amore come esperienza assoluta, totalizzante e spesso distruttiva. Fin dal titolo, che richiama il canto sacro del Magnificat, il romanzo mette in relazione amore e religione, devozione e annientamento, trasformando il sentimento amoroso in una forma di fede violenta e ossessiva 


La storia non si sviluppa secondo una trama tradizionale. Piuttosto, il romanzo procede come un flusso emotivo e visionario, una sorta di preghiera rovesciata in cui la voce narrante esprime desiderio, dolore, estasi e perdita. L’amore viene rappresentato come un’esperienza che travolge completamente l’individuo, cancellando ogni equilibrio e ogni possibilità di distanza critica. Non c’è salvezza, ma solo immersione totale nel sentimento. Lo stile di Santacroce è, ancora una volta, il vero protagonista del libro. La scrittura è poetica, intensa, spesso martellante, costruita su ripetizioni, immagini forti e un linguaggio che alterna sacralità e corporeità. Il lessico religioso si mescola a quello erotico, creando un contrasto continuo che amplifica il senso di inquietudine e di eccesso. La parola non serve a raccontare, ma a evocare, a colpire, a trascinare il lettore dentro un’esperienza emotiva estrema  ❤

"Non sono un'amante o qualsiasi cosa tu voglia. Penso al romantico come a qualcosa di estremamente violento. Violento. Mi vorresti presente, libera dai miei sogni, ma non sono altro che un'impalpabile emozione, una dislessica professionista del nulla."

Uno dei temi centrali di Magnificat amour è la perdita dell’identità nell’amore. Il soggetto amante si annulla, si consuma nell’altro, vivendo il sentimento come una forma di sacrificio. Santacroce mette in discussione l’idea romantica dell’amore salvifico, mostrando invece il suo lato oscuro, quello che imprigiona e distrugge. L’amore diventa una forza assoluta, simile a una divinità crudele a cui ci si offre senza riserve 

"Vorrei due corpi. Uno da usare per distruggermi quando sono in solitudine, l'altro conservato in una camera iperbarica, perfetto, da mostrare in pubblico.”

Come molte opere dell’autrice, anche Magnificat amour divide profondamente i lettori. C’è chi ne apprezza la potenza poetica e la coerenza stilistica, e chi lo trova eccessivo, ripetitivo o volutamente provocatorio. È un libro che non concede pause né spiegazioni, e che richiede una forte disponibilità emotiva da parte di chi legge. Magnificat amour è un romanzo estremo, denso e profondamente coerente con la poetica di Isabella Santacroce. Non è una lettura rassicurante né lineare, ma un’esperienza letteraria intensa che esplora l’amore come assoluto, mettendone in luce la dimensione sacrificale e distruttiva. Un libro consigliato a chi cerca una letteratura che non consola, ma ferisce e interroga  ❤

Buona lettura  ❤

Recensione: "La divina"- Isabella Santacroce

Buongiorno lettori ❤❤

Oggi parliamo de La divina, che per me uno dei romanzi più intensi di Isabella Santacroce, un testo che mette al centro l’ossessione per l’amore, il corpo e l’identità femminile, spingendo il lettore dentro una dimensione emotiva estrema. Pubblicato nel 2001, il libro racconta una storia d’amore assoluta, totalizzante, che non conosce misura né salvezza, ma solo eccesso e dolore ❤❤

“Mi sentivo alla fine di tutto. E adesso mi chiamano la Divina”

La protagonista è una donna che vive l’amore come una forma di devozione totale, quasi religiosa. Il sentimento amoroso non è mai sereno o equilibrato: diventa dipendenza, annullamento di sé, bisogno disperato dell’altro. Il titolo stesso, La divina, richiama un’idealizzazione estrema, che però si scontra continuamente con la realtà del corpo, della gelosia, della paura dell’abbandono. L’amore, invece di elevare, consuma. Lo stile di Santacroce è il vero cuore del romanzo. La scrittura è lirica, sensuale, spesso violenta, costruita su frasi brevi, ripetizioni ossessive e immagini forti. Non c’è una trama tradizionale che procede in modo lineare: il romanzo è piuttosto un flusso emotivo, una lunga confessione interiore che segue i pensieri, le ossessioni e le ferite della protagonista. Il linguaggio diventa corpo esso stesso, carne, desiderio, sofferenza ❤❤

Uno dei temi centrali è il rapporto tra amore e distruzione. In La divina l’amore non è mai equilibrato o salvifico, ma una forza che domina, che annienta l’identità personale. La protagonista si definisce attraverso lo sguardo dell’altro, fino a perdere ogni confine tra sé e la persona amata. Santacroce mette così in scena una riflessione dura e disturbante sulla dipendenza emotiva e sull’idea romantica dell’amore assoluto. Come spesso accade nei romanzi dell’autrice, anche La divina divide profondamente i lettori. C’è chi ne apprezza la potenza espressiva, la sincerità brutale e la capacità di dare voce a emozioni estreme, e chi invece lo trova eccessivo, ripetitivo o difficile da sostenere. È un libro che non cerca di essere rassicurante né elegante nel senso classico del termine: punta piuttosto a colpire, a provocare, a mettere a disagio ❤❤

La divina si presenta quindi come un romanzo intenso e profondamente emotivo, che esplora il lato oscuro dell’amore e dell’identità femminile. Non è una lettura facile né leggera, ma è coerente con la poetica di Isabella Santacroce, che fa della scrittura uno strumento di esposizione totale, senza filtri né compromessi. Un libro consigliato a chi ama la letteratura che osa, che ferisce e che lascia tracce ❤❤

Buona lettura ❤❤


Recensione: "Amorino"- Isabella Santacroce

Buongiorno lettori ❤💔

continuiamo la nostra avventura nel mondo di Isabella Santacroce con Amorino.

Amorino è un romanzo che non cerca di piacere a tutti, e forse proprio per questo riesce a lasciare un segno profondo in chi accetta di entrarvi davvero. Ambientato in un piccolo villaggio inglese all’inizio del Novecento, il libro costruisce fin dalle prime pagine un’atmosfera cupa e sospesa, dove nulla è completamente innocente e ogni personaggio sembra portare con sé una colpa, un’ossessione o un segreto inconfessabile ❤💔

"Sono un diavolo, lo so, sono quello che non ero un’ora prima, e tra poco mi ribalterò di nuovo tutta, provando orrore rileggendomi. Ma è nell’orrore il misticismo, nella blasfemia la sua rivolta, e io rinascerò santa racchiusa dentro un’urna, perché solamente dalla terra delle atrocità sbocciano gli eletti."

La vicenda ruota attorno alle gemelle Albertina e Annetta Stevenson, giunte a Minster Lovell dopo la morte dei genitori. Il loro arrivo rompe un equilibrio solo apparente e le mette al centro di una comunità chiusa, permeata da una religiosità soffocante e da desideri repressi. Il coro della chiesa, chiamato “Amorino”, diventa il fulcro simbolico del romanzo: un luogo in cui sacro e profano si mescolano, e dove l’amore assume forme distorte, ossessive, talvolta inquietanti. Ciò che colpisce maggiormente è lo stile di Santacroce. La scrittura è intensa, lirica, spesso volutamente eccessiva. Non segue una narrazione lineare, ma procede per frammenti, voci diverse, immagini forti che sembrano più suggerire che spiegare. Il lettore non viene guidato con sicurezza: è costretto a perdersi, a sentirsi a disagio, a confrontarsi con una prosa che può risultare affascinante ma anche faticosa. È una scrittura che non concede tregua e che richiede attenzione e disponibilità emotiva ❤💔

"È un’opera di buio la luce, l’alba il riflesso del tramonto, e io mi arrampico all’immenso che è una briciola di pane, per raggiungere l’amore"

I temi affrontati sono complessi e disturbanti: l’amore come possesso, la follia, il senso di colpa, la sessualità repressa, il peso della religione. Nulla viene trattato in modo rassicurante. Santacroce scava nei lati più oscuri dell’animo umano, mostrando quanto facilmente il desiderio possa trasformarsi in ossessione e quanto il confine tra innocenza e perversione sia fragile.Proprio per queste caratteristiche, Amorino è un romanzo che divide. C’è chi lo considera un’opera potente e originale, capace di creare un mondo narrativo unico e perturbante, e chi invece lo giudica eccessivo, respingente o difficile da comprendere. È un libro che non si legge con leggerezza e che può risultare scomodo, ma è anche un testo che rimane nella memoria, grazie alla forza delle immagini e alla radicalità della sua voce ❤💔

In conclusione, Amorino non è una lettura per tutti, ma è un romanzo coerente con la poetica di Isabella Santacroce: estremo, visionario e profondamente emotivo. Più che raccontare una storia, invita il lettore a vivere un’esperienza, anche a costo di turbarlo. Ed è proprio in questa capacità di disturbare e far riflettere che risiede la sua forza ❤💔

Buon lavoro ❤💔