Buongiorno lettori ❤📙
continuiamo il nostro viaggio nella letteratura russa con un altro romanzo breve, scritto sempre da Michail Bulgakov nel 1924, uno dei primi grandi esempi della sua narrativa satirica e fantastica. Come in Cuore di cane, anche qui l’autore unisce ironia, fantascienza e critica sociale, raccontando una storia che, dietro la facciata comica e assurda, nasconde una profonda riflessione sulla scienza, sul potere e sull’uomo moderno. Mi è piaciuto leggermente meno di Cuore di Cane, ma comunque si presenta come un romanzo straordinariamente moderno, che riflette sull’uso irresponsabile del progresso, sull’ambizione umana di giocare a fare Dio e sulla tragicommedia della politica ❤📙
“L’uomo non deve giocare con la natura: prima o poi, la natura si vendica.”
La vicenda è ambientata nella Russia sovietica degli anni Venti. Il protagonista è il professor Persikov, uno zoologo geniale e un po’ bizzarro, che scopre casualmente un misterioso raggio rosso capace di accelerare la vita: se esposto a questo raggio, qualunque uovo si sviluppa in modo rapidissimo, generando creature enormi e aggressive. L’esperimento di Persikov, però, sfugge di mano quando il governo decide di usare la sua scoperta per risolvere una crisi alimentare nazionale, ordinando di far schiudere con quel raggio delle uova di gallina per aumentare la produzione di polli. Ma per errore, o per incompetenza burocratica, le uova giuste vengono sostituite con uova di rettili tropicali, e il risultato è catastrofico: Mosca viene invasa da mostri giganteschi e distruttivi ❤📙
“Le scoperte non appartengono mai solo a chi le fa, ma a chi le usa.”
Dietro questa trama surreale e a tratti comica, Bulgakov costruisce una satira feroce contro la burocrazia sovietica e contro l’ottimismo cieco della scienza quando è asservita al potere politico. Il romanzo mostra come la mancanza di responsabilità e il desiderio di “controllare la natura” possano portare a conseguenze disastrose. Il professor Persikov, pur essendo un uomo di scienza sincero e appassionato, rappresenta anche il limite dell’intellettuale isolato, incapace di prevedere come la sua scoperta verrà usata. La sua figura ricorda quella di molti scienziati della letteratura moderna, come Frankenstein o Moreau, e fa riflettere su una domanda: fin dove può spingersi la scienza senza distruggere ciò che vuole migliorare? ❤📙
Buona lettura❤📙
