mercoledì 26 novembre 2025

Recensione: "Luminal"- Isabella Santacroce

 Buongiorno lettori❤💔

parliamo di Luminal, pubblicato da Isabella Santacroce nel 1998, è uno dei romanzi più iconici e controversi della narrativa italiana degli anni ’90. Considerato un testo di culto, rappresenta alla perfezione la poetica dell’autrice: una scrittura lirica e abrasiva, capace di raccontare senza filtri il lato più oscuro dell’esistenza. La storia di Bibiana e Demon, due adolescenti che vivono in una notte sospesa tra droghe, violenza, prostituzione e disperato bisogno d’amore, diventa un viaggio emotivo radicale, claustrofobico e visionario. Luminal non si legge: si attraversa. È un romanzo che sfida il lettore, lo disorienta, lo colpisce con immagini crude e insieme poeticissime, lasciando un segno profondo e inquieto ❤💔

Il romanzo si presenta come un viaggio dentro una notte che sembra non finire mai e che diventa metafora di un dolore più grande, più antico, quasi senza nome. Isabella Santacroce costruisce una storia che non procede per trama, ma per vertigini: due ragazze che vivono ai margini con un desiderio estremo di annullarsi o salvarsi, senza sapere bene quale delle due cose desiderino davvero ❤💔

"C'è questo specchio davanti che mi guarda sdoppiandomi e una doppia Demon pelle di fata e una doppia Demon pelle di fata che mangia Luminal sotto il tremolio delle lampadine impiccate la mia vita corre srotolandosi a terra si perde inondando".

La scrittura è il primo urto: lirica, incendiaria, scomposta, fatta di frasi che sembrano respirare, gemere, tremare. È uno stile che non chiede di essere capito, ma sentito: un flusso emotivo, quasi musicale, che porta il lettore dentro la mente e il corpo delle protagoniste. Non c’è distanza: tutto è vicino, pulsante, febbrile. C’è chi lo trova sublime, e chi lo percepisce come eccessivo, e forse ha ragione entrambi, perché Luminal vive negli eccessi, di eccessi. Il cuore del romanzo è la fratellanza disperata tra Bibiana e Demon: due ferite che si riconoscono, due anime che si reggono a vicenda mentre cercano una via d’uscita da un mondo che sembra averle già condannate. Non c’è sentimentalismo, non c’è moralismo: c’è solo l’urgenza di raccontare la sopravvivenza, la dipendenza, il desiderio di fuga come un rito quasi sacro e profanato insieme ❤💔

"Ancora un attimo donatemi il vostro ardore sacro microscopici fuochi assorbiti dallo schiarire del resto spegnetevi solo al mio dormire perché io vivo della vostra fiamma che nei sogni porto in una notte eterna."

Santacroce non offre redenzione, e questo è uno dei motivi per cui Luminal rimane così impresso. La notte attraversata dalle due protagoniste diventa una discesa nell’abisso, ma anche un atto di estrema sincerità sulla fragilità e la violenza dell’esistenza. È un libro che ferisce, ma che ferisce con bellezza. Non è un romanzo per tutti. Chi cerca una storia lineare o rassicurante resterà spiazzato; chi ama la scrittura tradizionale potrà sentirsi respinto. Ma chi è disposto a lasciarsi trascinare nel suo buio elettrico troverà un’opera unica, disturbante e poetica come poche altre nell’ultima narrativa italiana ❤💔



In fondo, Luminal è questo: una notte che si legge con la gola, non con gli occhi, e che continua a pulsare anche dopo l’ultima pagina.

Buona lettura ❤💔

Recensione: "Supernova"- Isabella Santacroce

Buongiorno lettori, 

oggi parliamo di un altro libro di Isabella: Supernova❤💔

Leggere Supernova significa entrare in un territorio emotivo dove tutto brucia: la bellezza, la crudeltà, l’innocenza che si sfalda troppo presto. È un romanzo che non si limita a raccontare una storia: ti trascina dentro un vortice in cui i sentimenti arrivano senza filtri, diretti, quasi feroci.

"Hai mai sofferto così tanto da piegare il tuo cuore? Io sì, l’ho visto in ginocchio, chiedermi aiuto."

La vicenda ruota attorno a tre adolescenti , Divna, Dorothy e Thomas, ognuno con la propria crepa, ognuno con un modo diverso di tentare di sopravvivere. Santacroce non ammorbidisce nulla: l’adolescenza non è un giardino di promesse, ma un luogo dove si inciampa, dove si cade spesso, dove si cerca disperatamente una forma d’amore che sia finalmente accogliente. E proprio questa mancanza di compromessi rende Supernova così vivo: non è un romanzo che cerca di piacere, ma un romanzo che pretende di essere sentito ❤💔

La scrittura è forse il tratto più caratteristico. Non è lineare, non è “ordinata”: ha il ritmo delle emozioni, non quello della sintassi. Frasi spezzate, immagini che lampeggiano come neon nella notte, parole che sembrano uscire direttamente dal petto dei personaggi. A volte è una poesia ferita, a volte un pugno che toglie il fiato. Ci si può trovare disorientati, ma è un disorientamento voluto: la forma stessa del testo imita lo stato emotivo dei protagonisti ❤💔

"Il corpo è la casa del tempo, dentro di lui muoiono gli anni, e con loro noi stessi. Amavo davvero una volta, le speranze erano sogni nei quali credevo, ho lasciato mi rubassero tutto, non mi sono difesa. Ora ho un cuore in rovina, ma sulle sue macerie, ho costruito il mio impero."

C’è chi lo troverà eccessivo, troppo crudo o troppo carico. Ed è vero: Supernova non è un libro “per tutti”. La violenza, l’abbandono, il desiderio di sparire e allo stesso tempo di essere visti sono temi che Santacroce non addolcisce mai. Ma proprio questo lo rende così particolare: è un romanzo che ha il coraggio di guardare dove di solito distogliamo lo sguardo. Alla fine, quello che resta è una sensazione strana, quasi una scia luminosa dopo un’esplosione. Un misto di tristezza, lucidità e bellezza ruvida. E forse il senso del titolo sta proprio qui: esplodere come fa una supernova, per un attimo accecante, poi silenziosa, ma impossibile da dimenticare ❤💔

"Era splendida la notte, il cielo sembrava una stanza infinita, la luna il suo lampadario, enorme.
E noi sue stelle inconsapevoli di esserne una sola, una grande stella, che sempre esplode.
Luminoso più di una galassia, il nostro cuore, era una supernova."

Supernova è uno di quei libri che o si amano o si detestano.
Chi cerca intensità emotiva e una scrittura poetica troverà un romanzo travolgente; chi preferisce chiarezza narrativa e delicatezza rischia di sentirsi respinto 
❤💔

Buona lettura ❤💔

martedì 25 novembre 2025

Recensione: "Lovers"- Isabella Santacroce

Buongiorno lettori ❤💔

parliamo ancora di Isabella Santacroce e parliamo in particolare di Lovers

Lovers è uno dei romanzi più radicali e affilati dell'autrice, un testo che non parla d’amore, ma dell’impossibilità stessa di amare. È un libro che attraversa la relazione di coppia come si attraverserebbe un campo minato: ogni passo può essere un’esplosione, ogni parola una ferita. Lovers racconta la storia di una giovane donna immersa in una relazione intensa, totalizzante e spesso autodistruttiva. La protagonista vive l’amore come un’esperienza assoluta, dove desiderio, passione e ossessione si mescolano in modo inestricabile. Non si tratta di un romanzo convenzionale: la narrazione si concentra sulle emozioni, sui pensieri e sulle tensioni interiori della protagonista, più che su eventi esterni ❤💔

"Virginia viveva nel fondo del cuore.

Nel fondo del cuore respirava.
Una notte dalla sua stanza dalla finestra sul cielo
guardo' la sua stella migliore.
Compiva diciott'anni il giorno a venire.
Diciot'anni in quell'estate da ricordare.
Nell'aria costellazioni come fuochi sospesi.
Morbide labbra contro la luna.
Non sapeva sarebbe diventata principessa da amare
e guardava la notte cadere.
Allontanò il sonno. profondità del tempo davanti.
Ciò che poteva. Cose di ore.
Lei che sbocciava.
Lei come un fiore."

Attraverso una scrittura frammentata, poetica e a tratti dolorosa, Santacroce esplora i lati estremi dell’amore: la devozione totale, la dipendenza affettiva, l’incapacità di separarsi dall’altro, e il conflitto tra il bisogno di vicinanza e il timore della perdita. L’intensità emotiva diventa il vero motore del romanzo, rendendo Lovers un ritratto di passione, vulnerabilità e fragilità umana. L'autrice non costruisce un racconto, costruisce una tensione: quella tra il desiderio di fusione e la certezza che ogni fusione è destinata a rompere, a diventare perdita, a diventare mancanza. La voce narrante è consapevole, tagliente, affamata. Parla dell’amore come di una dipendenza, un’ossessione calma che divora dall’interno. Non c’è alcun romanticismo nel mondo di Lovers: tutto ciò che potrebbe essere dolcezza viene immediatamente bruciato, lasciando solo la crudeltà del bisogno. Eppure, proprio in questa crudeltà, nella sua semplicità brutale, si trova una verità difficile da ammettere: amare significa esporsi, lacerarsi, consegnarsi totalmente all’altro ❤💔

Lo stile della Santacroce qui è puro, essenziale, spietatamente musicale. Ogni frase sembra una lama affondata con precisione chirurgica. Non c’è dispersione, non ci sono voli visionari: Lovers è un romanzo composto quasi esclusivamente di intensità. Sembra che l’autrice abbia voluto eliminare tutto ciò che è superfluo per lasciare solo la materia bruciante dell’emozione nuda. È una scrittura che non accarezza mai; al massimo, accarezza come si accarezza una ferita: per verificare se fa ancora male ❤💔

Rispetto a romanzi come Revolver o Zoo, Lovers ha un fuoco diverso. Non racconta una storia di formazione, né una caduta, né una fuga. Racconta uno stato: quello in cui l’amore diventa una sorta di religione privata, un altare su cui si sacrifica ogni parte di sé. La protagonista vive il sentimento con una devozione febbrile, assoluta, totalizzante, come se senza l’altro non esistesse nemmeno lo spazio per respirare. È proprio questa assolutezza a rendere il romanzo così intenso: non ci sono mezze misure, non c’è prudenza emotiva. Chi legge si trova travolto da un fiume che non permette appigli ❤💔 




Eppure, in mezzo a questa intensità, c’è una delicatezza sotterranea. Una fragilità che pulsa, silenziosa, tra le righe. Perché Lovers non è solo il racconto dell’amore che distrugge: è anche il racconto dell’essere umano che, pur sapendo quanto farà male, continua a tendere le mani verso l’altro. Perché non può farne a meno. Perché amare è un istinto, non una scelta. Lovers è un romanzo breve, ma lascia una traccia lunga. Non è un libro che consola: è un libro che apre, che pulsa, che rimane. È un viaggio nell’amore estremo, quello che non salva, ma che comunque sostiene. Quello che non guarisce, ma che almeno fa sentire vivi.

Buona lettura❤💔

Recensione: "Zoo"- Isabella Santacroce

Buongiorno lettori ❤💔

la nostra discesa nella scrittura di Isabella continua con Zoo, uno dei romanzi più emotivamente destabilizzanti di Isabella Santacroce, forse quello in cui la sua scrittura raggiunge un grado di vulnerabilità assoluta. Qui non ci sono più le notti acide, la ribellione, le fughe che animavano i libri della Trilogia dello Spavento: in Zoo la violenza è interiore, silenziosa, e nasce dal luogo più innocente e più fragile possibile, la famiglia, l’infanzia, la crescita. Il titolo stesso suggerisce una gabbia, un recinto emotivo in cui il dolore si muove come un animale selvaggio, senza mai essere addomesticato ❤💔

"Ho paura, una paura che si chiude su se stessa, mi prende, piegandosi mi schiaccia. La paura è il corpo in cui abito, non ci sono finestre.

Non so bene quando, in che giorno, in quale ora, minuto, secondo, a un tratto mi ritrovo là dentro. Nel suo odore, nel paesaggio, steccati altissimi. Posso correre, sfidare il vento, posso superare tutto ma non lei. L'ho addosso, è la mia nuova gabbia."

Il romanzo è narrato da una ragazza che vive in un ambiente familiare disturbato, in cui l’amore è distorto, malato, incapace di proteggere. Santacroce non racconta la sofferenza con urla o eccessi, ma con una precisione chirurgica, con una dolcezza che fa più male di qualsiasi brutalità esplicita. La protagonista parla con una sincerità disarmante, quasi infantile, e proprio per questo le sue parole colpiscono come colpi bassi: non c’è difesa possibile contro un dolore così puro. Ciò che rende Zoo così potente è il modo in cui l’autrice riesce a trasformare il trauma in poesia. La sua lingua è essenziale ma evocativa, piena di immagini che sembrano sospese, come se fossero state raccolte direttamente dal cuore della protagonista. Non c’è compiacimento, non c’è estetizzazione: c’è solo un racconto vero, spoglio, che mette a nudo la realtà senza filtri e senza pietà. È un romanzo che non cerca di scandalizzare, ma di far sentire, e ci riesce ❤💔

A differenza dei libri precedenti, in Zoo non c’è una fuga possibile. Non ci sono discoteche, droghe, città gigantesche in cui perdersi. C’è solo la casa, che invece di essere rifugio diventa un territorio minato. In questo senso il romanzo è più claustrofobico, più interno, più psicologico. Il leitmotiv non è l’autodistruzione volontaria, ma la ferita che arriva dall’esterno e si radica dentro, determinando il modo stesso in cui la protagonista imparerà a guardarsi e a guardare il mondo. Emotivamente, Zoo è un romanzo devastante: è impossibile leggerlo senza avvertire il peso della solitudine, dell’incomprensione, dello smarrimento. Ma è anche un libro pieno di una bellezza strana, perché Santacroce illumina la sofferenza con una luce tenue, quasi sacra, che la restituisce come qualcosa di profondamente umano. La sua scrittura non giudica mai: ascolta, accoglie, trasforma il dolore in linguaggio ❤💔

"Ci sono donne che non dovrebbero partorire nessuno, mia madre era una di queste."

Zoo è un libro che non “esplode” come Fluo né “sprofonda” come Destroy: è un libro che rimane sottopelle. Un romanzo di formazione al negativo, fatto di silenzi, mancanze, e piccoli gesti che diventano enormi quando sono gli unici a cui si può aggrapparsi. Un testo che richiede delicatezza, e che ne restituisce di più di quanta ne riceva ❤💔

Buona lettura❤💔

Recensione: "Revolver"- Isabella Santacroce

Buongiorno lettori ❤💔

Oggi parliamo di un altro libro storico di Isabella Santacroce: Revolver.

Revolver è forse il romanzo più intimo e insieme più crudele di Isabella Santacroce. È un libro che gira attorno al cuore come l’arma del titolo: un oggetto che può ferire, proteggere, o semplicemente restare lì, carico di una tensione che non si scioglie mai. Santacroce non racconta una storia “d’amore”, ma una storia dell’amore, e soprattutto del suo fallimento, della sua violenza, della sua inevitabile potenza distruttiva ❤💔

Qui l’autrice abbandona le derive psichedeliche, le notti fluo, le fughe adolescenziali dei primi romanzi, e si immerge in una dimensione più adulta, più nuda. Revolver non ha la furia giovanile di Fluo né l’autodistruzione visionaria di Destroy; ha invece una lentezza sofferta, una lucidità dolorosa, come se la voce narrante avesse deciso di guardarsi dentro senza più protezioni, senza lo schermo della musica, della droga o del caos urbano. Il dolore è esposto, messo in pagina con un candore quasi osceno. La scrittura è quella tipica di Santacroce, ma qui più scolpita, più precisa. Le frasi sono affilate e perfette, come se fossero state cesellate una per una, e proprio per questo riescono a ferire con delicatezza. L’autrice racconta un legame che sembra assoluto, devoto, ma che porta con sé una dipendenza devastante, una forma d’amore che non consola, ma consuma. Non c’è sentimentalismo, né romanticismo: c’è un realismo emotivo feroce, e allo stesso tempo una malinconia che vibra sotto ogni parola ❤💔



Il rapporto al centro del romanzo è pieno di mancanze: parole non dette, abbandoni, ritorni, attese infinite. È un amore che non salva, ma che tiene in vita, ed è proprio questa ambivalenza che lo rende così umano. In Revolver l’amore non è destino né favola: è una ferita che continua a riaprirsi perché il ricordo è più forte della razionalità, perché l’altro diventa una parte di sé che non si riesce più a espellere.

"Ho la violenza di chi sa pensarsi. Perché questa vita è un revolver che ti devasta la faccia. Perché non è giusto. Perché non riesco ad odiare. Odiarmi. Odiare chi mi ha fatto del male. E poi è cosi' complicato capire. Capirsi. La confusione. I suoi limiti. Le rimozioni. Le esaltazioni. Il confondere. L'illudersi. Perdersi. Arrendersi. Reagire. Esserci. Comprendere. Analizzare. Vivere veramente. Illuminami. Illustrami le delizie dell'esistenza. Le gioie multiple. Le sorprese piacevoli. I trucchi. Gli stratagemmi. La bellezza di questo passaggio. Le sue stagioni. Addentrarsi in età sconosciute. Accettarsi. Comprendersi. Raccogliere i frutti. Sedere su una panchina. Aspettare la morte. Innamorarsi e poi smettere. Guardarsi allo specchio. Lentamente non riconoscersi. Ingravidarsi di lacrime. Mettere al mondo l'inverosimile. Seguirlo crescere. Raggiungere tappe. Sconvolgersi. Abbandonare l'infanzia. Viverla senza mai averla. Conoscere i mostri della realtà che ti schiaccia. Metterli in fila. Sconfiggerli. Essere paziente. Lucido. Evitare ogni panico. Avere coraggio. Essere forti. Trasformare l'amore in affetto. Rimanere insieme tutta una vita e poi perdersi. Fare l'amore una volta e poi cento. Il corpo lo stesso. Lo stesso che cambia terrorizzandoti. Rimanere identici dentro. Fuori piano piano incredibili. Incredibilmente corrosi. Segnati. Sconfitti. Impotenti. Con le stampelle. Nascere e iniziare a incidersi. Come se non bastasse c'è dell'altro. L'altro che non sei tu. Tutto l'attorno. Il contesto. Il posto in cui ti hanno messo. Famiglia. Cuore. Corpo. Nome. Astri. Incontri. Cervello. Anima. Culo. Anno. Città. Parenti. Sorte. Forse sono catastrofica ma non era il mio intento. L'ho sempre detto. Non voglio capire. Cadere. Nel buio. Ci sono dentro..."

Santacroce dimostra qui una maturità narrativa diversa: se nei romanzi precedenti dominava l’urgenza generazionale, in Revolver domina la consapevolezza. È un testo più silenzioso, più raccolto, più vicino alla confessione che al racconto. Il mondo esterno quasi scompare; ciò che rimane è il territorio fragile dell’interiorità. Il risultato è un romanzo di pura emozione, che non seduce con la trama ma con la verità, una verità scomoda, che parla di dipendenza affettiva, di ossessione, di ciò che resta quando l’amore si trasforma in mancanza ❤💔

Revolver non è un libro che esplode: è un libro che perfora lentamente. Arriva al lettore come un colpo che non fa rumore, ma lascia un foro profondo. È la prova che Santacroce, pur rimanendo fedele al suo linguaggio visionario e poetico, sa muoversi anche nella zona del “sentire puro”, quella che non ha bisogno di eccessi per essere devastante ❤💔

Buona lettura ❤💔


Recensione: "Fluo- Storie di giovani a Riccione"- Isabella Santacroce

 Buongiorno lettori ❤💔

continuiamo il nostro viaggio all'interno dei libri di Isabella e parliamo ancora di vecchie pubblicazioni con Fluo.

Fluo è il romanzo che ha introdotto Isabella Santacroce nel panorama letterario italiano, e già dalle prime pagine si capisce perché abbia fatto così parlare di sé. È un libro che non racconta semplicemente dei giovani: li lascia esplodere sulla pagina. La Riccione che Santacroce descrive non è quella patinata delle cartoline estive, ma un luogo febbrile, notturno, fluo appunto, un paesaggio emotivo dove luci, musica e desideri si mescolano a un senso profondo di fragilità. I protagonisti non hanno le psicologie tradizionali del romanzo realistico: sono anime in corsa, ragazzi che vivono come se ogni notte fosse l’ultima. Si muovono tra discoteche, strade illuminate al neon, corpi che si sfiorano e relazioni che bruciano in fretta. C’è una vitalità feroce in tutto questo, ma anche un’inquietudine sottile, come se sotto quella superficie scintillante ci fosse un dolore antico, un bisogno disperato di essere visti, toccati, amati ❤💔

Fluo e Destroy sembrano due libri lontanissimi, quasi scritti da due autrici diverse, e invece sono le due facce della stessa creatura. In Fluo c’è un’energia febbrile, adolescenziale, che corre veloce senza guardarsi indietro; in Destroy quella stessa energia si spezza, si fa più cupa, più adulta, più dolorosa. Il passaggio da un romanzo all’altro è come passare da un neon acceso a una stanza piena di fumo: la luce resta, ma è distorta.

"Ieri pensavo solo a correre, stanotte voglio non muovermi e guardare la luna color luce che arriva su questa riviera giovane mangiando un altro giorno mentre io quaggiù posso solo guardare e sperare che qualcosa sia successo e che qualcosa succederà prima che anche l'ultimo giorno che mi resta entri per sempre nella sua pancia.

Voglio che il mio cuore batta sempre e voglio la vita addosso, il cielo sopra, la sabbia sotto e l'amore sempre tra le mani come un gelato al limone mangiato in riva al mare in un pomeriggio di maggio quando il più bello sta per cominciare e continuare come prima, così veloce e così immortale."

La scrittura di Santacroce è già qui riconoscibilissima: affilata, ipnotica, impulsiva. È una prosa che sembra respirare a scatti, che procede per immagini acide e sensazioni pure, senza preoccuparsi di compiacere il lettore. È un linguaggio giovane, non nel senso anagrafico, ma per la sua energia primitiva, per la sua voglia di spaccare la pagina e dire ciò che di solito non si dice. Fluo è un romanzo che non osserva i giovani dall’esterno: parla come loro, vibra con loro, sbanda con loro. Chi si aspetta una trama lineare rimarrà spiazzato. Fluo è più una collezione di momenti, di notte, di corse in motorino, di amori violenti e tenerissimi, di solitudini gridate e poi soffocate nella musica. La vera storia è la ricerca di un’identità, di un posto nel mondo: un viaggio che, raccontato da Santacroce, non ha niente di morale o pedagogico, ma tutto di viscerale ❤💔



È anche un libro generazionale, benché non si limiti a fotografare gli anni ’90. C’è qualcosa di universale in questa giovinezza che brucia troppo, che vuole tutto e non sa nulla di sé. Qualcosa che ritorna in ogni epoca: il desiderio di vivere forte per non sentire il vuoto, di amare troppo per non sentirsi soli, di consumare la notte per non affrontare il giorno ❤💔

Fluo può dividere: il suo stile estremo può affascinare o irritare, e la sua intensità continua può risultare travolgente. Ma è impossibile negare la sua forza. È un romanzo che lascia un segno, non per la storia che racconta, ma per l’energia con cui lo fa. È come una luce al neon accesa troppo a lungo: ti stanca gli occhi, ma ti rimane addosso.

Buona lettura ❤💔


Recensione: "Destroy"- Isabella Santacroce

Buongiorno lettori 💔❤

eccomi di nuovo tornata per altre recensioni. Oggi parliamo di una delle mie scrittrici preferite in assoluto che, seppur controversa, rimane ai miei occhi una scrittrice radicale e identitaria: o si entra nel suo immaginario e ci si lascia travolgere, oppure si rifiuta il suo stile come troppo artificioso o cupo. Ma proprio questa radicalità la rende una delle voci più singolari della narrativa italiana contemporanea.

Destroy è uno di quei libri che non si leggono: si subiscono. Dal primo capitolo si intuisce che non ci sarà alcun percorso rassicurante, nessuna trama tradizionale a cui aggrapparsi. Isabella Santacroce costruisce un testo che procede per lampi, frammenti, sensazioni, come se ci invitasse a entrare direttamente nella testa della protagonista, Misty, senza filtri. E la mente di Misty è un luogo instabile, rumoroso, pieno di musica, droga, immagini pop e un senso di vuoto che pesa più delle parole  💔❤


La Londra in cui si muove non è tanto una città quanto un fondale sporco e acido, una vibrazione continua da club, birra e pioggia, un posto in cui non si vive davvero: si sopravvive. Misty cerca qualcosa, forse amore, forse protezione, forse solo un modo per non sentire, e lo fa spingendosi continuamente oltre, come se ogni eccesso fosse una porta verso una versione di sé che non riesce mai a trattenere. È un personaggio che si autodistrugge con una lucidità quasi poetica, e il libro è la cronaca di questa caduta luminosa. La scrittura di Santacroce è il vero fulcro dell’opera: tagliente, ritmata, carica di un’energia che sembra arrivare più dalla musica che dalla narrativa. Ogni pagina è un beat, un frammento di pensiero che pulsa. Ci sono frasi brevissime, capitoli che sono quasi slogan, e una continua oscillazione tra lirismo e brutalità. A tratti sembra di leggere un testo psichedelico, a tratti il monologo di una ragazza che non ha più nulla da perdere e per questo è capace di dire tutto  💔❤

“Il mondo è un vampiro che cerca il tuo collo.”

Ciò che colpisce di più non è tanto la “provocazione” dei contenuti, sesso, droghe, alienazione, quanto il modo in cui Santacroce riesce a trasformarli in materia poetica. Destroy non è un libro che vuole scandalizzare: vuole mostrare la fragilità dietro l’eccesso, l’umanità dietro l’estremo. Misty, con tutta la sua maschera punk, è in fondo una ragazza che vorrebbe essere salvata, ma non sa come chiederlo.Il romanzo, però, non è per tutti. La sua struttura frammentaria può spiazzare, il ritmo incalzante può risultare pesante, e chi cerca una storia lineare rischia di restare deluso. Destroy è più un’esperienza sensoriale che narrativa: va “respirato”, più che seguito. È un libro che può affascinare o irritare, ma difficilmente lascia indifferenti  💔❤

"So che mi stai pensando. Da 15 minuti. Da 30 minuti. Mi pensi. Lo sento. Voglio sia così. Tu innamorato di me. Non sono un'amante o qualsiasi cosa tu voglia. Indecifrabile emozione e nient'altro. Mi stai leggendo e c'è musica."

Isomma, Destroy è un’opera che rappresenta bene l’estetica di Santacroce: eccessiva, visionaria, immediata. Una lettura che sa essere cruda e allo stesso tempo fragile, un grido che si spezza proprio nel momento in cui sembra urlare più forte. Se si ha voglia di immergersi in un flusso emotivo puro, senza protezione e senza punti fermi, allora questo romanzo è un viaggio da fare.

Buona lettura  💔❤