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venerdì 10 ottobre 2025

Recensione: "Le intermittenze della morte"- José Saramago

Buongiorno, 

oggi recensiamo una chicca. Secondo voi cosa succederebbe se la morte decidesse di prendersi una pausa? Non è l’inizio di una favola, ma di una riflessione pungente e surreale sul senso della vita, della fede e del potere. Con il suo stile inconfondibile, periodi lunghi, ironia sottile e un tocco filosofico, Saramago ci porta in un mondo dove l’assenza della morte genera caos, egoismi e domande scomode 💕📒

«La morte, diventata donna, imparò che l’amore può fermare perfino l’inevitabile.»

Saramago parte da un’idea assurda e geniale e la trasforma in una riflessione potente sulla condizione umana. La morte, una figura impersonale ma metodica, improvvisamente si ferma. Non più falce e buio eterno, ma silenzio. Le persone continuano a invecchiare, a soffrire, ma non muoiono. Nessuno sa perché. E da lì si scatena il caos. Politici, religiosi, famiglie e medici reagiscono in modi molto diversi, spesso egoistici. Senza la morte, le strutture sociali iniziano a collassare: gli ospedali si riempiono di corpi vivi ma vuoti, le assicurazioni non sanno più cosa fare, e perfino la chiesa, privata della resurrezione, entra in crisi. L’immortalità, anziché liberare l’essere umano, lo imprigiona in una lunga agonia 💕📒

"Perfino la chiesa tremò: senza morte, non c’è resurrezione. E senza resurrezione, niente fede."

Nella seconda parte del romanzo, però, la morte prende forma umana. Si fa carne, coscienza, sentimento. E proprio quando sembra che tutto sia ormai paradossale, arriva la svolta più umana: la morte scopre di poter provare qualcosa. Sì, anche lei. E a quel punto il libro si apre a una riflessione sulla compassione, sull’amore, sul libero arbitrio in modo del tutto inaspettato 💕📒



Lo stile di Saramago è, come sempre, unico: frasi lunghissime, punteggiatura non convenzionale, dialoghi che scorrono dentro la narrazione come pensieri. All’inizio può spiazzare, ma se vi lasciate andare al suo ritmo, diventa ipnotico. A volte ironico, a volte tagliente, sempre lucido. Questo libro non parla solo della morte, ma della vita e del fatto che la fine, per quanto dolorosa, è ciò che dà senso al tempo che abbiamo. E che forse, se davvero avessimo l’eternità davanti, smetteremmo di capire cosa vuol dire vivere davvero. Non è una lettura leggera, ma è una lettura necessaria. Profonda, provocatoria, originale. Un piccolo capolavoro di pensiero travestito da romanzo surreale.

Buona lettura💕📒