martedì 25 novembre 2025

Recensione: "Lovers"- Isabella Santacroce

Buongiorno lettori ❤💔

parliamo ancora di Isabella Santacroce e parliamo in particolare di Lovers

Lovers è uno dei romanzi più radicali e affilati dell'autrice, un testo che non parla d’amore, ma dell’impossibilità stessa di amare. È un libro che attraversa la relazione di coppia come si attraverserebbe un campo minato: ogni passo può essere un’esplosione, ogni parola una ferita. Lovers racconta la storia di una giovane donna immersa in una relazione intensa, totalizzante e spesso autodistruttiva. La protagonista vive l’amore come un’esperienza assoluta, dove desiderio, passione e ossessione si mescolano in modo inestricabile. Non si tratta di un romanzo convenzionale: la narrazione si concentra sulle emozioni, sui pensieri e sulle tensioni interiori della protagonista, più che su eventi esterni ❤💔

"Virginia viveva nel fondo del cuore.

Nel fondo del cuore respirava.
Una notte dalla sua stanza dalla finestra sul cielo
guardo' la sua stella migliore.
Compiva diciott'anni il giorno a venire.
Diciot'anni in quell'estate da ricordare.
Nell'aria costellazioni come fuochi sospesi.
Morbide labbra contro la luna.
Non sapeva sarebbe diventata principessa da amare
e guardava la notte cadere.
Allontanò il sonno. profondità del tempo davanti.
Ciò che poteva. Cose di ore.
Lei che sbocciava.
Lei come un fiore."

Attraverso una scrittura frammentata, poetica e a tratti dolorosa, Santacroce esplora i lati estremi dell’amore: la devozione totale, la dipendenza affettiva, l’incapacità di separarsi dall’altro, e il conflitto tra il bisogno di vicinanza e il timore della perdita. L’intensità emotiva diventa il vero motore del romanzo, rendendo Lovers un ritratto di passione, vulnerabilità e fragilità umana. L'autrice non costruisce un racconto, costruisce una tensione: quella tra il desiderio di fusione e la certezza che ogni fusione è destinata a rompere, a diventare perdita, a diventare mancanza. La voce narrante è consapevole, tagliente, affamata. Parla dell’amore come di una dipendenza, un’ossessione calma che divora dall’interno. Non c’è alcun romanticismo nel mondo di Lovers: tutto ciò che potrebbe essere dolcezza viene immediatamente bruciato, lasciando solo la crudeltà del bisogno. Eppure, proprio in questa crudeltà, nella sua semplicità brutale, si trova una verità difficile da ammettere: amare significa esporsi, lacerarsi, consegnarsi totalmente all’altro ❤💔

Lo stile della Santacroce qui è puro, essenziale, spietatamente musicale. Ogni frase sembra una lama affondata con precisione chirurgica. Non c’è dispersione, non ci sono voli visionari: Lovers è un romanzo composto quasi esclusivamente di intensità. Sembra che l’autrice abbia voluto eliminare tutto ciò che è superfluo per lasciare solo la materia bruciante dell’emozione nuda. È una scrittura che non accarezza mai; al massimo, accarezza come si accarezza una ferita: per verificare se fa ancora male ❤💔

Rispetto a romanzi come Revolver o Zoo, Lovers ha un fuoco diverso. Non racconta una storia di formazione, né una caduta, né una fuga. Racconta uno stato: quello in cui l’amore diventa una sorta di religione privata, un altare su cui si sacrifica ogni parte di sé. La protagonista vive il sentimento con una devozione febbrile, assoluta, totalizzante, come se senza l’altro non esistesse nemmeno lo spazio per respirare. È proprio questa assolutezza a rendere il romanzo così intenso: non ci sono mezze misure, non c’è prudenza emotiva. Chi legge si trova travolto da un fiume che non permette appigli ❤💔 




Eppure, in mezzo a questa intensità, c’è una delicatezza sotterranea. Una fragilità che pulsa, silenziosa, tra le righe. Perché Lovers non è solo il racconto dell’amore che distrugge: è anche il racconto dell’essere umano che, pur sapendo quanto farà male, continua a tendere le mani verso l’altro. Perché non può farne a meno. Perché amare è un istinto, non una scelta. Lovers è un romanzo breve, ma lascia una traccia lunga. Non è un libro che consola: è un libro che apre, che pulsa, che rimane. È un viaggio nell’amore estremo, quello che non salva, ma che comunque sostiene. Quello che non guarisce, ma che almeno fa sentire vivi.

Buona lettura❤💔

Recensione: "Zoo"- Isabella Santacroce

Buongiorno lettori ❤💔

la nostra discesa nella scrittura di Isabella continua con Zoo, uno dei romanzi più emotivamente destabilizzanti di Isabella Santacroce, forse quello in cui la sua scrittura raggiunge un grado di vulnerabilità assoluta. Qui non ci sono più le notti acide, la ribellione, le fughe che animavano i libri della Trilogia dello Spavento: in Zoo la violenza è interiore, silenziosa, e nasce dal luogo più innocente e più fragile possibile, la famiglia, l’infanzia, la crescita. Il titolo stesso suggerisce una gabbia, un recinto emotivo in cui il dolore si muove come un animale selvaggio, senza mai essere addomesticato ❤💔

"Ho paura, una paura che si chiude su se stessa, mi prende, piegandosi mi schiaccia. La paura è il corpo in cui abito, non ci sono finestre.

Non so bene quando, in che giorno, in quale ora, minuto, secondo, a un tratto mi ritrovo là dentro. Nel suo odore, nel paesaggio, steccati altissimi. Posso correre, sfidare il vento, posso superare tutto ma non lei. L'ho addosso, è la mia nuova gabbia."

Il romanzo è narrato da una ragazza che vive in un ambiente familiare disturbato, in cui l’amore è distorto, malato, incapace di proteggere. Santacroce non racconta la sofferenza con urla o eccessi, ma con una precisione chirurgica, con una dolcezza che fa più male di qualsiasi brutalità esplicita. La protagonista parla con una sincerità disarmante, quasi infantile, e proprio per questo le sue parole colpiscono come colpi bassi: non c’è difesa possibile contro un dolore così puro. Ciò che rende Zoo così potente è il modo in cui l’autrice riesce a trasformare il trauma in poesia. La sua lingua è essenziale ma evocativa, piena di immagini che sembrano sospese, come se fossero state raccolte direttamente dal cuore della protagonista. Non c’è compiacimento, non c’è estetizzazione: c’è solo un racconto vero, spoglio, che mette a nudo la realtà senza filtri e senza pietà. È un romanzo che non cerca di scandalizzare, ma di far sentire, e ci riesce ❤💔

A differenza dei libri precedenti, in Zoo non c’è una fuga possibile. Non ci sono discoteche, droghe, città gigantesche in cui perdersi. C’è solo la casa, che invece di essere rifugio diventa un territorio minato. In questo senso il romanzo è più claustrofobico, più interno, più psicologico. Il leitmotiv non è l’autodistruzione volontaria, ma la ferita che arriva dall’esterno e si radica dentro, determinando il modo stesso in cui la protagonista imparerà a guardarsi e a guardare il mondo. Emotivamente, Zoo è un romanzo devastante: è impossibile leggerlo senza avvertire il peso della solitudine, dell’incomprensione, dello smarrimento. Ma è anche un libro pieno di una bellezza strana, perché Santacroce illumina la sofferenza con una luce tenue, quasi sacra, che la restituisce come qualcosa di profondamente umano. La sua scrittura non giudica mai: ascolta, accoglie, trasforma il dolore in linguaggio ❤💔

"Ci sono donne che non dovrebbero partorire nessuno, mia madre era una di queste."

Zoo è un libro che non “esplode” come Fluo né “sprofonda” come Destroy: è un libro che rimane sottopelle. Un romanzo di formazione al negativo, fatto di silenzi, mancanze, e piccoli gesti che diventano enormi quando sono gli unici a cui si può aggrapparsi. Un testo che richiede delicatezza, e che ne restituisce di più di quanta ne riceva ❤💔

Buona lettura❤💔

Recensione: "Revolver"- Isabella Santacroce

Buongiorno lettori ❤💔

Oggi parliamo di un altro libro storico di Isabella Santacroce: Revolver.

Revolver è forse il romanzo più intimo e insieme più crudele di Isabella Santacroce. È un libro che gira attorno al cuore come l’arma del titolo: un oggetto che può ferire, proteggere, o semplicemente restare lì, carico di una tensione che non si scioglie mai. Santacroce non racconta una storia “d’amore”, ma una storia dell’amore, e soprattutto del suo fallimento, della sua violenza, della sua inevitabile potenza distruttiva ❤💔

Qui l’autrice abbandona le derive psichedeliche, le notti fluo, le fughe adolescenziali dei primi romanzi, e si immerge in una dimensione più adulta, più nuda. Revolver non ha la furia giovanile di Fluo né l’autodistruzione visionaria di Destroy; ha invece una lentezza sofferta, una lucidità dolorosa, come se la voce narrante avesse deciso di guardarsi dentro senza più protezioni, senza lo schermo della musica, della droga o del caos urbano. Il dolore è esposto, messo in pagina con un candore quasi osceno. La scrittura è quella tipica di Santacroce, ma qui più scolpita, più precisa. Le frasi sono affilate e perfette, come se fossero state cesellate una per una, e proprio per questo riescono a ferire con delicatezza. L’autrice racconta un legame che sembra assoluto, devoto, ma che porta con sé una dipendenza devastante, una forma d’amore che non consola, ma consuma. Non c’è sentimentalismo, né romanticismo: c’è un realismo emotivo feroce, e allo stesso tempo una malinconia che vibra sotto ogni parola ❤💔



Il rapporto al centro del romanzo è pieno di mancanze: parole non dette, abbandoni, ritorni, attese infinite. È un amore che non salva, ma che tiene in vita, ed è proprio questa ambivalenza che lo rende così umano. In Revolver l’amore non è destino né favola: è una ferita che continua a riaprirsi perché il ricordo è più forte della razionalità, perché l’altro diventa una parte di sé che non si riesce più a espellere.

"Ho la violenza di chi sa pensarsi. Perché questa vita è un revolver che ti devasta la faccia. Perché non è giusto. Perché non riesco ad odiare. Odiarmi. Odiare chi mi ha fatto del male. E poi è cosi' complicato capire. Capirsi. La confusione. I suoi limiti. Le rimozioni. Le esaltazioni. Il confondere. L'illudersi. Perdersi. Arrendersi. Reagire. Esserci. Comprendere. Analizzare. Vivere veramente. Illuminami. Illustrami le delizie dell'esistenza. Le gioie multiple. Le sorprese piacevoli. I trucchi. Gli stratagemmi. La bellezza di questo passaggio. Le sue stagioni. Addentrarsi in età sconosciute. Accettarsi. Comprendersi. Raccogliere i frutti. Sedere su una panchina. Aspettare la morte. Innamorarsi e poi smettere. Guardarsi allo specchio. Lentamente non riconoscersi. Ingravidarsi di lacrime. Mettere al mondo l'inverosimile. Seguirlo crescere. Raggiungere tappe. Sconvolgersi. Abbandonare l'infanzia. Viverla senza mai averla. Conoscere i mostri della realtà che ti schiaccia. Metterli in fila. Sconfiggerli. Essere paziente. Lucido. Evitare ogni panico. Avere coraggio. Essere forti. Trasformare l'amore in affetto. Rimanere insieme tutta una vita e poi perdersi. Fare l'amore una volta e poi cento. Il corpo lo stesso. Lo stesso che cambia terrorizzandoti. Rimanere identici dentro. Fuori piano piano incredibili. Incredibilmente corrosi. Segnati. Sconfitti. Impotenti. Con le stampelle. Nascere e iniziare a incidersi. Come se non bastasse c'è dell'altro. L'altro che non sei tu. Tutto l'attorno. Il contesto. Il posto in cui ti hanno messo. Famiglia. Cuore. Corpo. Nome. Astri. Incontri. Cervello. Anima. Culo. Anno. Città. Parenti. Sorte. Forse sono catastrofica ma non era il mio intento. L'ho sempre detto. Non voglio capire. Cadere. Nel buio. Ci sono dentro..."

Santacroce dimostra qui una maturità narrativa diversa: se nei romanzi precedenti dominava l’urgenza generazionale, in Revolver domina la consapevolezza. È un testo più silenzioso, più raccolto, più vicino alla confessione che al racconto. Il mondo esterno quasi scompare; ciò che rimane è il territorio fragile dell’interiorità. Il risultato è un romanzo di pura emozione, che non seduce con la trama ma con la verità, una verità scomoda, che parla di dipendenza affettiva, di ossessione, di ciò che resta quando l’amore si trasforma in mancanza ❤💔

Revolver non è un libro che esplode: è un libro che perfora lentamente. Arriva al lettore come un colpo che non fa rumore, ma lascia un foro profondo. È la prova che Santacroce, pur rimanendo fedele al suo linguaggio visionario e poetico, sa muoversi anche nella zona del “sentire puro”, quella che non ha bisogno di eccessi per essere devastante ❤💔

Buona lettura ❤💔