martedì 16 dicembre 2025

Recensione: "La divina"- Isabella Santacroce

Buongiorno lettori ❤❤

Oggi parliamo de La divina, che per me uno dei romanzi più intensi di Isabella Santacroce, un testo che mette al centro l’ossessione per l’amore, il corpo e l’identità femminile, spingendo il lettore dentro una dimensione emotiva estrema. Pubblicato nel 2001, il libro racconta una storia d’amore assoluta, totalizzante, che non conosce misura né salvezza, ma solo eccesso e dolore ❤❤

“Mi sentivo alla fine di tutto. E adesso mi chiamano la Divina”

La protagonista è una donna che vive l’amore come una forma di devozione totale, quasi religiosa. Il sentimento amoroso non è mai sereno o equilibrato: diventa dipendenza, annullamento di sé, bisogno disperato dell’altro. Il titolo stesso, La divina, richiama un’idealizzazione estrema, che però si scontra continuamente con la realtà del corpo, della gelosia, della paura dell’abbandono. L’amore, invece di elevare, consuma. Lo stile di Santacroce è il vero cuore del romanzo. La scrittura è lirica, sensuale, spesso violenta, costruita su frasi brevi, ripetizioni ossessive e immagini forti. Non c’è una trama tradizionale che procede in modo lineare: il romanzo è piuttosto un flusso emotivo, una lunga confessione interiore che segue i pensieri, le ossessioni e le ferite della protagonista. Il linguaggio diventa corpo esso stesso, carne, desiderio, sofferenza ❤❤

Uno dei temi centrali è il rapporto tra amore e distruzione. In La divina l’amore non è mai equilibrato o salvifico, ma una forza che domina, che annienta l’identità personale. La protagonista si definisce attraverso lo sguardo dell’altro, fino a perdere ogni confine tra sé e la persona amata. Santacroce mette così in scena una riflessione dura e disturbante sulla dipendenza emotiva e sull’idea romantica dell’amore assoluto. Come spesso accade nei romanzi dell’autrice, anche La divina divide profondamente i lettori. C’è chi ne apprezza la potenza espressiva, la sincerità brutale e la capacità di dare voce a emozioni estreme, e chi invece lo trova eccessivo, ripetitivo o difficile da sostenere. È un libro che non cerca di essere rassicurante né elegante nel senso classico del termine: punta piuttosto a colpire, a provocare, a mettere a disagio ❤❤

La divina si presenta quindi come un romanzo intenso e profondamente emotivo, che esplora il lato oscuro dell’amore e dell’identità femminile. Non è una lettura facile né leggera, ma è coerente con la poetica di Isabella Santacroce, che fa della scrittura uno strumento di esposizione totale, senza filtri né compromessi. Un libro consigliato a chi ama la letteratura che osa, che ferisce e che lascia tracce ❤❤

Buona lettura ❤❤


Recensione: "Amorino"- Isabella Santacroce

Buongiorno lettori ❤💔

continuiamo la nostra avventura nel mondo di Isabella Santacroce con Amorino.

Amorino è un romanzo che non cerca di piacere a tutti, e forse proprio per questo riesce a lasciare un segno profondo in chi accetta di entrarvi davvero. Ambientato in un piccolo villaggio inglese all’inizio del Novecento, il libro costruisce fin dalle prime pagine un’atmosfera cupa e sospesa, dove nulla è completamente innocente e ogni personaggio sembra portare con sé una colpa, un’ossessione o un segreto inconfessabile ❤💔

"Sono un diavolo, lo so, sono quello che non ero un’ora prima, e tra poco mi ribalterò di nuovo tutta, provando orrore rileggendomi. Ma è nell’orrore il misticismo, nella blasfemia la sua rivolta, e io rinascerò santa racchiusa dentro un’urna, perché solamente dalla terra delle atrocità sbocciano gli eletti."

La vicenda ruota attorno alle gemelle Albertina e Annetta Stevenson, giunte a Minster Lovell dopo la morte dei genitori. Il loro arrivo rompe un equilibrio solo apparente e le mette al centro di una comunità chiusa, permeata da una religiosità soffocante e da desideri repressi. Il coro della chiesa, chiamato “Amorino”, diventa il fulcro simbolico del romanzo: un luogo in cui sacro e profano si mescolano, e dove l’amore assume forme distorte, ossessive, talvolta inquietanti. Ciò che colpisce maggiormente è lo stile di Santacroce. La scrittura è intensa, lirica, spesso volutamente eccessiva. Non segue una narrazione lineare, ma procede per frammenti, voci diverse, immagini forti che sembrano più suggerire che spiegare. Il lettore non viene guidato con sicurezza: è costretto a perdersi, a sentirsi a disagio, a confrontarsi con una prosa che può risultare affascinante ma anche faticosa. È una scrittura che non concede tregua e che richiede attenzione e disponibilità emotiva ❤💔

"È un’opera di buio la luce, l’alba il riflesso del tramonto, e io mi arrampico all’immenso che è una briciola di pane, per raggiungere l’amore"

I temi affrontati sono complessi e disturbanti: l’amore come possesso, la follia, il senso di colpa, la sessualità repressa, il peso della religione. Nulla viene trattato in modo rassicurante. Santacroce scava nei lati più oscuri dell’animo umano, mostrando quanto facilmente il desiderio possa trasformarsi in ossessione e quanto il confine tra innocenza e perversione sia fragile.Proprio per queste caratteristiche, Amorino è un romanzo che divide. C’è chi lo considera un’opera potente e originale, capace di creare un mondo narrativo unico e perturbante, e chi invece lo giudica eccessivo, respingente o difficile da comprendere. È un libro che non si legge con leggerezza e che può risultare scomodo, ma è anche un testo che rimane nella memoria, grazie alla forza delle immagini e alla radicalità della sua voce ❤💔

In conclusione, Amorino non è una lettura per tutti, ma è un romanzo coerente con la poetica di Isabella Santacroce: estremo, visionario e profondamente emotivo. Più che raccontare una storia, invita il lettore a vivere un’esperienza, anche a costo di turbarlo. Ed è proprio in questa capacità di disturbare e far riflettere che risiede la sua forza ❤💔

Buon lavoro ❤💔

mercoledì 3 dicembre 2025

Recensione: "V.M. 18"- Isabella Santacroce

Buongiorno lettori ❤💔❤

Oggi parliamo del primo libro che ho letto di Isabella, il mio primo approccio senza conoscere l'immensità della sua scrittura. V.M.18, pubblicato nel 2007, è uno dei romanzi più controversi e radicali di Isabella Santacroce, autrice che ha sempre spinto la narrativa italiana verso territori estremi e profondamente emotivi. Con questo libro la scrittrice porta all’estremo la sua poetica del corpo e del dolore, costruendo una storia in cui sesso, ossessione, fragilità identitaria e alienazione si mescolano in un linguaggio visionario e violento ❤💔❤

La protagonista, Desdemona, che vive in una dimensione in cui corpo e dolore coincidono. Il romanzo ruota attorno al suo rapporto con la fisicità, con il desiderio come forma di dominio e autodistruzione, con un mondo che appare vuoto, artificiale, quasi chirurgico. V.M. 18 si svolge in un collegio femminile apparentemente rigido e rispettabile, un luogo costruito per custodire ordine e purezza. È qui che arriva Desdemona, quattordicenne dai modi impeccabili e dall’aspetto angelico, proveniente da una famiglia ricca e perbene. Ma la sua innocenza è solo una maschera: dentro di lei fermenta un desiderio di dominio, di trasgressione, di potere assoluto. Nel collegio, Desdemona incontra Cassandra e Animone, due ragazze della sua età che, dietro la facciata educata, nascondono già esperienze proibite e un’attrazione per tutto ciò che la moralità condanna. Le loro confidenze spalancano in Desdemona una porta già destinata a socchiudersi: la porta del Male, inteso non come colpa, ma come bellezza, libertà, forza creatrice. Sedotta da questa visione, Desdemona le elegge a sue discepole e dà vita al sodalizio delle Spietate Ninfette, un piccolo ordine segreto devoto alla trasgressione e al rovesciamento di ogni regola.

"Esistono attimi dalla sconcertante altezza, che nel terreno scendendo si conficcano sono bastoni affilati trattenuti dal pugno di chi li sta vivendo, e tormentandolo, diabolicamente lo sostengono.
Sentivo i secondi dilatarsi formando minuti insuperabili, e la mente li percorreva affaticandosi, senza mai scorger la vetta.
Divenivano montagne aspre e dalle rocce a spigolo, dove i miei piedi si ferivano nella pianta sanguinando: mi vedevo sola in mezzo a quella vastità in salita, col viso sferzato da violenti venti, e spinta dalla brama d'arrivare in cima per scorgerne la fine, m'arrampicavo come un ragno sulla ragnatela"

Da quel momento, le tre ragazze trasformano il collegio in un teatro di crudeltà. Dietro le mura dove si predica virtù e disciplina, loro agiscono con violenza, seduzione, inganno. Inventano sostanze dagli effetti devastanti, progettano riti perversi, manipolano insegnanti, allieve, custodi, e piegano tutti alla loro volontà con una freddezza quasi artistica. Nulla, per loro, ha valore se non il superamento dei limiti. E mentre il mondo degli adulti si rivela ipocrita e fragile, loro, giovani, feroci e prive di rimorsi, si sentono elevate a creature superiori, ammesse al culto di un’estetica estrema del Male.

Non c’è moralismo, e nemmeno redenzione: la Santacroce sceglie di mostrare il lato più crudo e convulso della contemporaneità, quello fatto di ipersessualizzazione, alienazione, ricerca frenetica di sensazioni estreme per colmare un vuoto emotivo che sembra incolmabile. Il tratto distintivo è, come sempre, la lingua. Qui la scrittura è ancora più radicale del solito: un flusso incandescente, barocco, corporeo, pieno di immagini violente e poeticissime. La Santacroce non “racconta” la disperazione: la fa vivere sulla pagina. Per alcuni è una prova di stile potentissima; per altri, un eccesso che soffoca la storia. Ma senz’altro è una scrittura unica nel panorama italiano ❤💔❤

Molti critici hanno definito V.M.18 un romanzo di “disturbo”, e in parte è vero: il libro non cerca di piacere. È fastidioso, a tratti insopportabile, spesso scioccante, ma è proprio in questa volontà di oltrepassare i limiti che trova il suo senso. La non vuole intrattenere: vuole smascherare. E il risultato è un’opera che riflette il vuoto emotivo e la violenza estetizzata di un’intera epoca. Non è un romanzo per tutti: chi cerca una trama ordinata, personaggi “positivi” o un messaggio rassicurante resterà deluso. Ma chi ama le scritture estreme, chi è disposto a confrontarsi con la materia oscura dell’identità e del desiderio, troverà in V.M.18 un testo magnetico, disturbante, impossibile da ignorare ❤💔❤

Buona lettura ❤💔❤